Home News - Newsflash Quel debole segno più è fatto da uomini e donne che “fanno impresa”
Quel debole segno più è fatto da uomini e donne che “fanno impresa” PDF Stampa E-mail

Nel 2017 abbiamo sentito troppo parlare di macchine che sostituiranno l’uomo. Io penso che il “fare impresa” sia fatto da uomini e donne – imprenditori e lavoratori – che, ogni giorno, credono in un progetto e fanno di tutto per realizzarlo. Perché è l’uomo che guida lo sviluppo, con le sue idee e con le innovazioni, la tecnologia è, solo, uno strumento utile a disposizione.
Perché questa premessa? Perché finalmente dopo 10 anni di crisi – e uno sterminio di imprese, che solo una guerra avrebbe potuto causare – le PMI stanno rialzando la testa, pensando di nuovo allo sviluppo e non solo alla tenuta dell’occupazione e alla difesa di quanto costruito con sacrificio.
Il Servizio Relazioni Industriali evidenzia un calo del 40% delle richieste di ammortizzatori sociali rispetto al 2016, ma attenzione il dato non deve farci esultare. Bisogna tener presente che non è calato solo per la debole ripresa economica, ma anche perché è più difficile accedere agli strumenti e per la riduzione delle imprese manifatturiere sul territorio.
Gli imprenditori, ottimisti nel DNA, ci credono sempre. A.P.I. ha scattato una fotografia delle imprese associate che vede più richieste di piani di welfare, un crescente aumento di investimenti in macchinari e attrezzature, anche spinti dai numerosi strumenti di finanza agevolata o dall’industria 4.0. I dati nazionali lo confermano con un aumento del 9,1% della domanda per macchinari e impianti trainati dagli incentivi 4.0., in particolare dall’iperammortamento. Un dato simile non si vedeva dagli anni novanta!
Abbiamo ricevuto molte richieste di ricerca di profili professionali. Ma, che tipo di professionalità cerca il manifatturiero? Il 15% operai specializzati e periti meccanici, per il 10% periti elettrotecnici e tecnici informatici, competenze sul 4.0. per il 9%, periti chimici il 5%. Forte attenzione al personale qualificato con lauree scientifiche ma anche umanistiche. Il 30% ricerca collaboratori con formazione tecnica o laureati in area tecnico-scientifica, il 15% nell’ambito del marketing e comunicazione, l’11% sulla web communication e per il 5% esperti in ambito economico – finanziario.
Ma non solo, le imprese stanno investendo sulle competenze interne per crescere, sono oltre 4.200 le ore di formazione finanziata erogate, tra queste il 23% delle PMI punta su marketing e strategia d’impresa, oltre il 30% sulle lingue. E’ evidente una tensione allo sviluppo dei mercati esteri e alla strategia di crescita.
Quindi, quali sono le aree su cui stanno puntando? UE (24%, in particolare Germania, UK e Spagna); Nafta (16%, in particolare USA); Asia (13%); Africa (12%); Bacino Mediterraneo e Medio Oriente (11%, in particolare Iran); Estremo Oriente e Sud Est asiatico (10.5%); Mercosur (9.5%); Australia/Nuova Zelanda (4%).
A questo punto cosa chiedono gli imprenditori dato che fanno già tutto questo? Di non fermarci all’aumento dell’1,7% del PIL di questo ultimo trimestre, sappiamo che a fine anno non resterà così, ma che l’Italia prenda consapevolezza che per contare deve incidere sulle scelte. Deve battersi per riacquisire la leadership che spetta al secondo paese manifatturiero europeo, che produce e crea ricchezza.

Deve, finalmente, essere varata una politica industriale che consenta di competere con gli altri paesi ad armi pari.


Intervento del presidente di A.P.I. Paolo Galassi

 

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