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L'importanza delle PMI nel futuro economico italiano PDF Stampa E-mail

Lo scorso 30 novembre, Luca Brambilla - docente di soft skills neuroscientifiche, ideatore del Metodo O.D.I® (osserva, domanda, intervieni) e fondatore di Copia Originale - ha intervistato, presso la sede di Milano, il presidente Paolo Galassi e il direttore generale Stefano Valvason, per discutere dell’evoluzione dell'Associazione e delle necessità degli imprenditori di oggi. 

Cos’è l’A.P.I. e qual è stata la sua evoluzione, anche in termini di esigenze degli imprenditori?

Direttore Valvason - L’A.P.I. è un’Associazione di Piccole e Medie Imprese, prevalentemente manifatturiere, e nasce nel luglio del 1946 da quegli imprenditori che decidono di abbandonare Confindustria, in quanto non si sentono sostenuti da una realtà che rappresenta unicamente gli interessi della grande impresa. Desideravano sviluppare logiche e politiche proprie della piccola dimensione, ovvero per imprese con una media di 10-20 dipendenti. 

Presidente Galassi - Allora le esigenze erano legate a problemi sindacali: si usciva da una monarchia e si andava verso una Repubblica e se per un’azienda grande è più semplice gestire questo tipo di problemi, diversamente lo era per una piccola. Da qui l’idea di creare un’associazione che le tutelasse in tal senso. La grande dote dei piccoli e medi imprenditori è stata capire che in quel momento avrebbero potuto crescere unendo, al problema sindacale, le altre questioni, quali, ad esempio, esportazione, conoscenze e tutto ciò che coinvolgeva la crescita del Paese dopo la Guerra. Oggi il mondo è cambiato, o meglio, sono 20 anni che la cultura mondiale sta cambiando. L’Italia è un Paese meraviglioso, già avanti dal punto di vista innovativo, ma ci sono dei meccanismi per cui se non facciamo associazionismo, riunendo, condividendo e convincendo le altre imprese di queste nuove idee, non possiamo pensare di ottenere uno sviluppo. Siamo perciò passati dalla tutela sindacale degli anni ‘40 alla necessità odierna di formare gli imprenditori sull’importanza dell’associazionismo e dell’entità unitaria europea nel panorama mondiale. 


Parliamo di formazione: quali sono le richieste dei vostri associati e su cosa si dovrebbe formare l’imprenditore odierno?

Direttore Valvason – Le richieste sono variegate: abbiamo quelle generalizzate, di natura obbligatoria e tecnica rispetto alle tante disposizioni generate dal nostro sistema, abbiamo delle richieste nate ora, in questa fase di discontinuità ricca di opportunità, legate alle nuove tecnologie di industria 4.0 e alla digitalizzazione dei processi produttivi ed infine quelle legate alle Soft Skills. Gli imprenditori ci chiedono di farli uscire dalla quotidianità, dall’operatività di tutti i giorni per pensare in grande. L’Associazione ha il compito di creare il contesto per tradurre le opportunità, che un imprenditore avrebbe, in pillole, affinché siano facilmente assimilabili da chi vive la sua giornata risolvendo problematiche e che, quindi, difficilmente riesce a rendersi conto di tutto ciò che accade intorno a lui. 

Presidente Galassi – Ognuno dovrebbe formarsi costantemente, compreso l’imprenditore. L’errore di un piccolo imprenditore è che si specializza unicamente su ciò che concerne il proprio lavoro e all’interno delle proprie mura, dovrebbe invece essere formato sul fatto che il mondo negli ultimi 10 anni di crisi è cambiato molto e non esiste più unicamente la propria impresa, occorre pensare ad una visione più ampia, nella quale, unendo le forze, una piccola azienda viene valorizzata. Ma non siamo noi a dover convincere gli imprenditori di ciò, sono loro a doversene rendere conto e a cambiare la propria cultura interna. 

Nel contesto di questo percorso formativo, quali sono le problematiche che emergono a livello politico-istituzionale in Italia e in Europa?

Direttore Valvason – Le problematiche in Italia riguardano in prevalenza l’eccesso di burocrazia, quindi la richiesta è l’esigenza di semplificazione, ovvero rendere più semplice il fare impresa in Italia da tutti i punti di vista. C’è un atteggiamento nei confronti dell’imprenditore, dell’impresa in senso lato e dell’industria nello specifico, di pregiudizio, di contrapposizione da parte della Pubblica Amministrazione che lo deve “controllare”. Per quanto riguarda la formazione nello specifico, l’imprenditore sente il bisogno di formarsi su ciò che sta cambiando e allo stesso modo di avere collaboratori adeguati a questi cambiamenti e agli investimenti che fa in questa prospettiva. Ma questa tipologia di approccio, di investimento, di mentalità e di cambiamento culturale deve essere favorita con agevolazioni e strumenti adeguati forniti dall’Amministrazione. 

Presidente Galassi – Aggiungo a ciò che ha detto il Direttore Valvason due elementi di cui ha bisogno il piccolo imprenditore dallo Stato: la diminuzione del cuneo fiscale e la tutela delle proprie capacità. E siamo noi a dover proteggere questi aspetti, continuando a chiedere di agire in tal senso, come abbiamo sempre fatto, sicuramente ai politici ma soprattutto alle istituzioni. Le problematiche in Europa sono legate al fatto che manca ancora, a livello pratico, quell’ideale di unità con cui è nata, basti pensare alla mancanza di una lingua comune. In secondo luogo, sono necessarie le stesse regole per tutti, tutelate da un organismo unico: importazione, esportazione, costo del lavoro o dei prodotti che, invece, ora costituiscono un elemento di disomogeneità e di contrasto tra gli Stati dell’Unione Europea. Oggi in Europa non esiste ancora una libertà chiara e sincera per tutti.  


Come vedete l’A.P.I. e le PMI nel futuro?

Direttore Valvason - In A.P.I. stiamo lavorando al futuro con piani strategici triennali che riguardano il modo in cui porci all’imprenditore millennial, diverso, a livello di matrice valoriale, dagli imprenditori che hanno fondato quest’Associazione. Inoltre ,stiamo effettuando numerosi investimenti in tecnologie digitali e in una comunicazione adeguata a questo tipo di tecnologie. Occorre un cambio di paradigma nell’approccio e nella comunicazione: se in passato il senso di appartenenza e la rappresentanza di interessi erano il collante tra l’imprenditore e A.P.I., oggi i giovani imprenditori ci raccontano di essere disillusi da questo punto di vista. Tuttavia, se i piccoli imprenditori non vengono rappresentati singolarmente non riescono ad incidere sulla realtà, quindi è necessario lavorare su un approccio diverso da parte nostra. L’idea è di puntare sulla risoluzione delle specifiche problematiche di cui ci parlano: il rapporto con A.P.I. può nascere dalla risoluzione di questi problemi e dalla conseguente fiducia che ne deriva, alimentata da un costante rapporto di utilità reciproca e dalla convinzione che possiamo, insieme, incidere sulla società.

Presidente Galassi – Per le PMI non può altro che esserci una crescita. Con la globalizzazione, con la crisi degli ultimi dieci anni abbiamo già preso il colpo più duro e ho notato, tuttavia, che in questo tempo è tornata l’Italia delle PMI che si ingegna, che crea nuovi prodotti e che migliora quelli passati in tutti i campi ed è una qualità che non hanno le multinazionali. Certo è necessario supportarle, tutelarle e fornirgli una forte formazione perché se non favoriamo questi imprenditori e indirettamente anche i lavoratori, l’Italia si fermerà. 


Per visualizzare la video intervista visitare il sito Copia Originale cliccando qui

Per informazioni: Ufficio Stampa A.P.I., tel. 0267140263 - cel. 3280736266 - mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.