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GDPR: Google France chiamata a pagare 50 MLN di Euro PDF Stampa E-mail

La privacy è un tema sempre più caldo. E’ di pochi giorni fa la notizia che Google France è stata la prima destinataria delle “nuove” sanzioni introdotte dal GDPR.
Per meglio comprendere quanto accaduto, il Servizio Legale presenta un approfondimento dell’Avv. Pamela Evola.

Premessa
Google France è stata, negli scorsi giorni, la prima destinataria delle “nuove” sanzioni in tema privacy recentemente introdotte dall’ormai noto GDPR (Reg. Ue 2016/679).L’Autorità Francese per la Protezione dei dati personali, il CNIL (Commission nationale de l’informatique et des libertès), ha comminato una multa di 50 milioni di Euro per la violazione dei principi di trasparenza e chiarezza in relazione ai trattamenti svolti da Google France circa i dati personali acquisiti dagli account Android.

Il caso
La vicenda trae origine dalle segnalazioni avanzate da due associazioni non governative, NOYB e la ONG Francese La Quadrature du Net, attive nella difesa dei diritti in rete e della privacy, in relazione alle modalità poco trasparenti utilizzate da Google France nella gestione dei dati dei propri utenti, titolari degli account per l’utilizzo degli smartphone Android (senza la cui attivazione, come noto, non è possibile utilizzare lo stesso smartphone).All’esito delle verifiche svolte dal CNIL, venivano, quindi, formulate due principali contestazioni:
1. la prima riguarda la trasparenza e completezza delle informazioni fornite agli utenti al momento della creazione dell’account che, nei fatti, non sembrano rispondenti ai requisiti previsti dagli artt. 12 e 13 del GDPR;
2. la seconda, concerne la mancanza di una valida base di liceità del trattamento e, di conseguenza, della violazione dell’art. 6 GDPR.

La violazione dei principi di trasparenza e completezza
Quanto al primo punto, il CNIL, pur rilevando i progressi realizzati da Google France negli ultimi anni, ha rilevato l’impossibilità o, comunque, la difficoltà degli utenti nel reperire le informazioni relative allo specifico utilizzo dei propri dati personali. Dalle verifiche effettuate dal CNIL, queste ultime risultano, infatti, riportate in più documenti, accessibili attraverso numerosi link, non collegati tra loro. Ciò comporta un eccessivo dispendio di energie da parte dell’utente medio che si trova, suo malgrado, costretto a svolgere più azioni e passaggi per visualizzare i predetti dati che risultano, quindi, “difficilmente reperibili”.

La mancanza di una valida base di liceità
Con riferimento al secondo punto, il CNIL rileva che, in tema di personalizzazione della pubblicità, non risulta fornita, agli utenti, un’idonea informativa, chiara e trasparente, poiché, anche in questo caso, le informazioni fornite da Google France risultano “eccessivamente dispersive” ed incomplete. In secondo luogo, il consenso realizzato da Google France (un unico pulsante con la dicitura “ACCETTO”) è stato ritenuto vago, poiché impedisce all’utente, per come è strutturato, di conoscere, prima del suo rilascio, i trattamenti che verranno realizzati da Google France.

E' possibile reperire il testo integrale della decisione al seguente link


Articolo a cura dell’Avv. Pamela Evola, SCF Studio Legale.

Per informazioni: Servizio Legale, tel. 02/671401 – mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.