Home Legale - Legale Diritto all’oblio: la sentenza della Corte di giustizia dell’UE
Diritto all’oblio: la sentenza della Corte di giustizia dell’UE PDF Stampa E-mail

Il gestore di un motore di ricerca, quando accoglie una domanda di deindicizzazione, non è tenuto a effettuare la deindicizzazione in tutte le versioni del suo motore di ricerca. O meglio, “è tenuto ad effettuare tale deindicizzazione non in tutte le versioni del suo motore di ricerca, ma nelle versioni di tale motore corrispondenti a tutti gli Stati membri, e ciò, se necessario, in combinazione con misure che, tenendo nel contempo conto delle prescrizioni di legge, permettono effettivamente di impedire agli utenti di Internet, che effettuano una ricerca sulla base del nome dell’interessato a partire da uno degli Stati membri, di avere accesso, attraverso l’elenco dei risultati visualizzato in seguito a tale ricerca, ai link oggetto di tale domanda, o quantomeno di scoraggiare seriamente tali utenti”.
Così ha deciso la Corte di giustizia dell’Unione europea con sentenza dello scorso 24 settembre, caso C-507/17 (il cui testo è disponibile cliccando qui), che incide notevolmente sulla portata del diritto all'oblio, uno dei diritti più importanti riconosciuti dal GDPR all’interessato.
Per saperne di più, cliccando qui  è possibile leggere il comunicato stampa n. 112/19 della Corte di giustizia UE. Infine, per conoscere il punto di vista del presidente del Garante Privacy italiano sulla sentenza in esame, sul sito dell’autorità, è stata pubblicata lo scorso 26 settembre l’intervista rilasciata da Antonello Soro (Diritto all'oblio - Soro: "Barriere territoriali anacronistiche, questa sentenza penalizza gli utenti", disponibile cliccando qui).

Per informazioni: Servizio Legale, tel. 02671401- mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.