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Lettere dell'Agenzia dell'Entrate PDF Stampa E-mail

Si segnala che l’Agenzia delle Entrate sta facendo recapitare ai contribuenti migliaia di lettere. Le tipologie di lettere che stanno arrivando sono tre:
1) lettere per il c.d. “controllo formale” delle dichiarazioni (art. 36-ter DPR 600/73); 2) lettere da accertamento sintetico puro: per l’incongruenza tra redditi dichiarati dal contribuente per l’anno 2010 e le spese sostenute nello stesso anno; 3) lettere per le anomalie da studi di settore ai titolari di partita Iva.

Il controllo formale ex art 36 del DPR 600/73
L’Agenzia delle Entrate può effettuare delle verifiche ai sensi dell’art.36-ter del DPR 600/73, allo scopo di riscontrare la congruità tra i dati inseriti nei modelli dichiarativi e quelli riportati nella documentazione comprovante gli oneri detraibili, deducibili o le ritenute scomputate.
Il termine che deve rispettare il contribuente per fornire una risposta è di 30 giorni.
In base all’art. 36-ter del DPR 600/73, gli uffici dell’Agenzia hanno tempo fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dell’anno oggetto di controllo formale, per effettuare il controllo sulla base di criteri selettivi.
Gli uffici possono procedere a: rettificare totalmente o parzialmente lo scomputo delle ritenute d’acconto non risultanti dalle dichiarazioni dei sostituti d’imposta; stornare totalmente o parzialmente le detrazioni o deduzioni dal reddito non spettanti in base ai documenti richiesti ai contribuenti; rideterminare i crediti d’imposta spettanti in base ai dati risultanti dalle dichiarazioni e ai documenti richiesti ai contribuenti; liquidare la maggiore imposta sul reddito delle persone fisiche e i maggiori contributi dovuti sull’ammontare complessivo dei redditi risultanti da più dichiarazioni o certificazioni presentati per lo stesso anno dal medesimo contribuente e infine correggere gli errori materiali e di calcolo commessi nelle dichiarazioni dei sostituti d’imposta.
Il contribuente o il sostituto d’imposta sono invitati, dunque, anche telefonicamente, in forma scritta o telematica, a fornire chiarimenti in ordine ai dati contenuti nella dichiarazione e ad eseguire o trasmettere ricevute di versamento e altri documenti non allegati alla dichiarazione e difformi dai dati forniti da terzi.


Preavviso di accertamento sintetico puro
Migliaia di contribuenti stanno ricevendo lettere dell’Agenzia delle Entrate nelle quali viene segnalato che acquisti e spese sostenute per l’anno 2010 appaiono eccessivi rispetto al reddito dichiarato per il medesimo anno. È una sorta di “avvertimento” per il contribuente, perché riveda la dichiarazione dei redditi presentata lo scorso 30 settembre 2011 e magari presenti un’integrativa ravvedendo spontaneamente il reddito non dichiarato. lo stesso ne terrà poi conto anche per la prossima dichiarazione 2011.
Se si riceve una lettera dell’Agenzia delle Entrate che segnala un’incongruenza tra le spese e il reddito 2010, il contribuente può seguire il “suggerimento” del Fisco di regolarizzare eventualmente la dichiarazione già presentata e di ponderare bene il contenuto della prossima.
Ipotizzando che il contribuente voglia utilizzare lo strumento del ravvedimento e adeguarsi, dovrebbe dichiarare un reddito idoneo a superare la soglia dell’accertamento sintetico e redditometrico in vigore dal periodo d’imposta 2009. Ma il software, c.d. Redditest, pubblicato ad in via sperimentale nel sito dell’Agenzia delle Entrate, non è ancora stato reso noto, per cui il contribuente non può ad oggi effettivamente (e definitivamente) adempiere ai suggerimenti.
È comunque prudenziale, in tutti i casi in cui la differenza tra quanto dichiarato e quanto speso nel 2010 sia facilmente dimostrabile (ad esempio con somme accumulate negli anni precedenti, con redditi familiari, eccetera), inviare una comunicazione all’indirizzo indicato nella lettera facendo emergere l’inesistenza della asserita sproporzione e prestando attenzione, in quanto ciò che viene dichiarato sarà anche un dato vincolante in caso di futuro contenzioso.
Dati per la prova contraria del contribuente: il nuovo co. 4 dell’art 38 del DPR 600/73 prevede la possibilità del contribuente di fornire la prova contraria, dimostrando che il finanziamento della spesa è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta; redditi esenti o soggetti a ritenute a titolo d’imposta o redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.


Anomalie da studi di settore
Molte delle comunicazioni che i contribuenti stanno ricevendo in materia di studi di settore derivano dall’incoerenza di alcune informazioni indicate nel modello dei dati contabili con quelle nel modello dei dati extra contabili: si pensi alla atipica rotazione del magazzino e all’assenza di un congruo numero di dipendenti per svolgere determinate attività, ecc.
Con una serie di provvedimenti normativi, sono state inasprite le sanzioni per l’errata indicazione di tali informazioni, ma soprattutto è stata introdotta la possibilità, per l’Agenzia delle Entrate, di innescare un accertamento induttivo puro in caso di omessa presentazione della comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli studi di settore. O nell’ipotesi, ancora più ricorrente, di errori (anche esigui e, per questo, molto frequenti) nella compilazione degli studi.
Con specifico riferimento all’accertamento induttivo è stato previsto, dalle recentissime disposizioni, che se i maggiori ricavi accertati a seguito della corretta applicazione degli studi di settore sono superiori di oltre 15% rispetto a quelli dichiarati, l’amministrazione potrà procedere con un accertamento sulla base di semplici indizi (presunzioni semplici), privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza (articoli 39, comma 2 del DPR 600/73 e 55 del DPR 63/72).
Tale accertamento fino ad oggi era concesso solo in caso di particolari violazioni tributarie, come l’omessa dichiarazione, la mancata tenuta delle scritture contabili e la loro inattendibilità a causa di violazioni gravi, numerose e ripetute. 

Il regime premiale – Dal periodo d’imposta 2011 si applica il nuovo regime premiale introdotto dal Decreto Salva Italia: nei confronti dei soggetti congrui e coerenti alle risultanze degli studi, anche per adeguamento sono poste limitazioni ai poteri di accertamento dell’amministrazione.
Requisito essenziale per godere del regime è che i contribuenti abbiano regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti indicando fedelmente tutti i dati previsti.
Purtroppo l’Agenzia a oggi non ha ancora chiarito cosa debba intendersi per “indicazione fedele dei dati”.
Questi benefici, per chi è congruo e coerente, sono interessanti, ma sono subordinati alla corretta compilazione del modello. Qualunque errore nella compilazione del modello dei dati contabili ed extracontabili, anche non influente ai fini della determinazione dei ricavi, comporta, sembra dire l’Amministrazione, la decadenza dei predetti vantaggi.

Inasprimento delle sanzioni – Sono state introdotte, poi, sanzioni più severe in materia di comunicazione dei dati rilevanti sugli studi di settore. La novità più importante è la possibilità di procedere all’accertamento induttivo puro sia quando il contribuente omette di presentare la comunicazione dei dati rilevanti sia quando commette errori nella compilazione degli studi di settore. Se i maggiori ricavi accertati sono di oltre il 15% superiori al dichiarato, l’accertamento può avvenire anche senza che gli indizi siano gravi, precisi e concordati: basta quindi una presunzione semplice. Viceversa, l’accertamento è limitato quando il contribuente è congruo, coerente e in regola con tutti gli obblighi di comunicazione.

Considerando il contenuto della circolare, c’è la possibilità che i contribuenti siano soggetti a queste verifiche anche se la loro situazione risulta essere regolare, pertanto alcune di queste cartelle, potranno essere potenziali “cartelle pazze”, quindi consigliamo di verificare bene quelle che sono le richieste dell’Agenzia delle Entrate.

 
Disposizioni sulla cessione di prodotti agroalimentari PDF Stampa E-mail

L’articolo 62 del DL 24/2012, che disciplina le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, ha introdotto importanti novità al fine di contrastare pratiche commerciali sleali. Dal 24 ottobre 2012, data di entrata in vigore delle disposizioni di cui sopra, i contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e alimentari, ad eccezione di quelli conclusi con il consumatore finale, sono stipulati obbligatoriamente in forma scritta e indicano a pena di nullità la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento.
I contratti devono essere informati a principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, con riferimento ai beni forniti. Le disposizioni impongono che nelle relazioni commerciali tra operatori economici, non si possa:
a) imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive;
b) applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti;
c) subordinare la conclusione, l’esecuzione dei contratti e la continuità e regolarità delle medesime relazioni commerciali alla esecuzione di prestazioni da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto degli uni e delle altre;
d) conseguire indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto delle relazioni commerciali;
e) adottare ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento.
Inoltre il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato per le merci deteriorabili entro il termine legale di trenta giorni e per tutte le altre merci entro il termine di sessanta giorni. In entrambi i casi il termine decorre dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura.
Il Ministro delle Politiche agricole di concerto con il Ministro dello sviluppo economico hanno emanato un decreto attuativo che fornisce le opportune indicazioni operative riferite alla normativa in oggetto.
Collegandosi al seguente link è possibile prendere visione del testo integrale:
http://portale.apmi.it/visualizzaNews.php?ID=3223&Tipo=Notizie

 
FISCALE - Scadenzario Ottobre PDF Stampa E-mail

Riportiamo in allegato un elenco delle principali scadenze previste per il mese di Ottobre 2012.
Collegandosi al seguente link è possibile prendere visione del testo integrale:
http://portale.apmi.it/gestioneNewsFiscale.php?portale=apimilano&mostraSolo=Scadenze

 
Conferma componente Confapi nel Fondo centrale di garanzia PDF Stampa E-mail

Con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 24 settembre 2012 è stato confermato, quale componente del comitato di gestione del Fondo centrale di garanzia per le PMI, un funzionario dell’ufficio credito della Confapi. Il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, istituito con L. n. 662/1996, art. 2 comma 100, lett a), è previsto per legge che sia gestito da un Comitato di Gestione e da un Gestore (MedioCredito Centrale).
Il Comitato di gestione rappresenta un luogo di concertazione e di confronto: è formato da 22 componenti, in rappresentanza degli interessi delle Amministrazioni Centrali (MISE, MEF, Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Presidenza del Consiglio dei Ministri), ABI e delle Associazioni di categoria tra cui la Confapi.  Il Fondo è nato per favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle PMI mediante la concessione di una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle banche o per il tramite del Confidi: l’impresa di fatto non riceve un contributo in denaro, ma le è data facoltà di chiedere alla banca o al Confidi di garantire l’operazione con la garanzia pubblica. Viene garantita qualsiasi operazione finanziaria, di qualsiasi durata a favore di tutte le PMI: in caso di insolvenza dell’impresa, la banca o il Confidi può richiedere l’attivazione del Fondo stesso.
Il Fondo di Garanzia per le PMI è destinato alle imprese valutate “economicamente e finanziariamente sane” sulla base di criteri di valutazione che variano a seconda del settore di attività e del regime contabile dell’impresa beneficiaria. Il grande vantaggio dello strumento è determinato dal fatto che l’intervento è assistito dalla garanzia dello Stato in ultima istanza (c.d. ponderazione zero), ai sensi della Legge n. 2/2009 e del decreto MEF del 25/03/2009, la quale consente la totale attenuazione del rischio di credito sulle garanzie concesse dal Fondo, determinando un accesso al credito da parte delle PMI più agevole, e una riduzione dei costi collegati alla concessione dello stesso.

 
Lavoro: dimissioni e risoluzioni consensuali, accordo tra Confapi e Federmanager PDF Stampa E-mail

Confapi e Federmanager hanno sottoscritto l’accordo in materia di conciliazione e convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali. La riforma del mercato del lavoro è intervenuta in materia e l’accordo, a tal proposito, dà attuazione al riconoscimento, oltre che alle Direzioni territoriali del lavoro e dei centri per l’impiego territoriali competenti, anche alle sedi sindacali quale luogo di convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali. “Confapi e Federmanager – ha commentato il Presidente Confapi Maurizio Casasco - nel presente accordo riconoscono l’utilità della conciliazione quale strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materia di lavoro a favore dell’effettività delle tutele e della certezza del diritto”.
“Con questa intesa – sottolinea il Presidente di Federmanager Giorgio Ambrogioni – le due Organizzazioni danno ulteriore prova di saper innovare e modernizzare il loro modello di relazioni industriali e quindi offrire alle piccole imprese e ai dirigenti che vi lavorano strumenti agili e funzionali”.

 
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