Clelia Petri: «L’imprenditore? Un direttore d’orchestra che fa crescere idee, persone e visioni»

Per questa edizione di Raccontare l’industria, la rubrica che accompagna il percorso verso gli 80 anni di A.P.I. attraverso le voci delle imprese, incontriamo Clelia Petri, Responsabile controllo e gestione di C.B. Srl Costruzioni Brescianini.
In un dialogo che intreccia impresa, persone e visione, emerge il ritratto di una PMI che mette al centro ascolto, crescita e innovazione. Dalla capacità di trasformare le idee in progetti concreti al ruolo dell’imprenditore come vero e proprio direttore d’orchestra di competenze e talenti, l’intervista offre una riflessione sul valore della cultura d’impresa, sull’attrattività delle PMI per le nuove generazioni e sull’importanza di raccontare ciò che accade ogni giorno dentro le aziende.
Uno sguardo autentico anche sul futuro della manifattura e sul ruolo delle organizzazioni di rappresentanza, con una convinzione chiara: affrontare il cambiamento significa avere il coraggio di aprirsi, valorizzare le persone e continuare a guardare avanti.

Se dovessi spiegare a un giovane che cosa significa davvero essere imprenditore, da dove partiresti? E quanto contano la dimensione umana e le emozioni che questo ruolo porta con sé?

«Sono diventata imprenditrice per circostanze della vita, anche se probabilmente questa predisposizione era già dentro di me. Per me fare impresa significa trasformare un’idea in realtà. È il privilegio più grande: immaginare qualcosa e accompagnarlo fino a renderlo concreto. Ai giovani cerco di trasmettere proprio questo valore: la libertà e la responsabilità di sviluppare le proprie idee e metterle a disposizione degli altri. È un percorso che richiede visione, capacità di analisi e uno sguardo d’insieme. L’imprenditore deve tenere insieme tutti gli elementi del processo, anche quando non è coinvolto direttamente in ogni fase. Per questo credo che oggi assomigli molto a un direttore d’orchestra: coordina competenze, persone e visioni diverse affinché tutto trovi armonia. Ed è proprio questo che continuo a trovare affascinante».

Le PMI vivono di persone e territorio. In che modo questi due elementi influenzano le scelte quotidiane della vostra azienda?

«Persone e territorio devono rimanere al centro di ogni scelta aziendale. L’impresa ha bisogno delle persone e deve saperne valorizzare il contributo, ascoltandole e creando le condizioni per lavorare con serenità. Per me esistono due elementi imprescindibili: la capacità di ascolto e quella di rinnovarsi continuamente. Ascoltare significa superare i pregiudizi, riconoscendo il valore dell’esperienza così come quello delle nuove idee. Significa anche comprendere bisogni che cambiano nel tempo e saperne leggere l’evoluzione. Un’azienda non può risolvere i problemi personali, ma può offrire strumenti e condizioni che aiutino le persone a gestirli meglio, creando un ambiente più sereno e coeso. Anche la varietà è una grande ricchezza: esperienza, energia e nuove prospettive si completano a vicenda. È dall’incontro di queste visioni che nasce il valore di un’organizzazione».

Hai parlato più volte di giovani e di attrattività delle PMI. Come si possono coinvolgere le nuove generazioni e rendere l’impresa un luogo in cui desiderano entrare e crescere?

«L’attrattività nasce dalla credibilità di chi racconta l’impresa. Per trasmettere valore bisogna crederci e viverlo in prima persona. Oggi è fondamentale comprendere davvero le nuove generazioni, che portano linguaggi, aspettative e bisogni differenti. I giovani portano entusiasmo, idee e punti di vista nuovi, e l’azienda deve saperli ascoltare e coinvolgere. Per questo abbiamo costruito nel tempo un dialogo con scuole e università, creando occasioni concrete di incontro tra formazione e impresa. Spesso le PMI appaiono piccole e poco visibili, ma custodiscono competenze e opportunità di grande valore. Per farlo conoscere bisogna aprire le porte e raccontarsi. È un messaggio importante sia per chi lavora già in azienda sia per chi ancora non la conosce: l’impresa è aperta, accogliente e pronta al confronto. Per questo credo che le porte debbano essere sempre aperte verso il territorio, la comunità e le nuove generazioni».

Leadership femminile e nuove generazioni: quale messaggio vorresti lasciare a una ragazza che desidera mettersi in gioco e fare impresa?

«Di provarci. Se una persona ha un sogno o un progetto, deve avere il coraggio di mettersi in gioco. Si può sempre cambiare strada, ma è molto più difficile convivere con il rimpianto di non averci nemmeno provato. Oggi esistono molte più opportunità di supporto rispetto al passato: associazioni di categoria, Camere di Commercio, percorsi di mentoring e reti di confronto che possono accompagnare una giovane imprenditrice. Per questo il mio consiglio è semplice: provarci. Vale la pena fare quel passo e darsi un’opportunità».

Qual è l’elemento che, secondo te, contraddistingue davvero la tua azienda?

«Tra le molte aziende che ho conosciuto, ciò che più apprezzo della mia è la straordinaria capacità di generare idee e trasformarle in progetti concreti. Molte nascono dalla visione di Davide Brescianini – Amministratore Delegato di C.B. srl Costruzioni Brescianini – , ma il vero valore è l’ecosistema di persone e competenze che consente di svilupparle e realizzarle. La crescita dell’azienda racconta bene questa evoluzione: da una realtà in cui tutto passava da una sola persona a una struttura capace di accogliere idee, confrontarsi e trasformarle in risultati. C’è poi un altro tratto distintivo: qui la parola “impossibile” non trova spazio. Di fronte a una sfida non ci si chiede se si può fare, ma come farlo. Credo che questa sia la nostra essenza: affrontare ogni sfida con curiosità, apertura e spirito costruttivo».

A.P.I. compie ottant’anni. Guardando al futuro della rappresentanza industriale e delle imprese manifatturiere, quale ritieni sia oggi l’elemento più importante da raccontare alle nuove generazioni?

«A.P.I. compie ottant’anni, ma non è la stessa realtà di allora. La sua forza è stata saper leggere il tempo in cui si è trovata a operare, evolvendosi continuamente. È una realtà che valorizza il proprio passato, ma che resta profondamente radicata nel presente e orientata al futuro. Non si è mai irrigidita in modelli consolidati né ha costruito mura che le impedissero di leggere il cambiamento. Il suo valore sta proprio nella capacità di comprendere i bisogni delle persone e delle imprese, accompagnandole nella costruzione della propria visione futura. Dobbiamo ricordare che l’imprenditore di successo è quello che sa leggere oggi ciò che servirà domani. Chi guarda soltanto a ciò che serviva ieri rischia di non avere futuro. L’ecosistema di relazioni creato da A.P.I. rappresenta un patrimonio prezioso: è come avere qualcuno un passo più avanti che tende la mano a chi è rimasto indietro. Una catena che continua a crescere e ad accompagnare il cambiamento.
Se devo dire qualcosa di A.P.I., è che i suoi ottant’anni li porta davvero molto bene».

In realtà, cosa manca alle imprese per raccontarsi meglio e favorire una narrazione industriale più efficace? Per anni gli imprenditori si sono un po’ nascosti: niente insegne, niente nomi in facciata. Oggi, però, se non comunichi rischi di non esistere.

«Questa tendenza esiste ancora. Molte aziende custodiscono competenze, innovazione e valore straordinari, ma continuano a raccontarsi poco. In parte è un tratto culturale. Da questo punto di vista i giovani possono essere un grande stimolo, perché ci spingono ad aprirci e a comunicare meglio chi siamo. Quando un imprenditore dice di non trovare persone, spesso il primo passo dovrebbe essere una riflessione sincera sui propri bisogni reali e sul modo in cui l’azienda si presenta all’esterno. È fondamentale raccontare valori, identità e ciò che rende unica un’impresa. Quando questo avviene in modo autentico, le persone possono riconoscersi nel progetto e sentirsi coinvolte. Ma bisogna avere il coraggio di raccontarsi. Troppe aziende ricche di valore restano ancora chiuse nella propria scatola. Molte, non tutte. Ed è proprio questo che lascia spazio all’ottimismo».

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