A.P.I. 80 | Raccontare l’Industria: costruire stampi, valorizzare persone, progettare il domani

Per Giuliana Fumagalli fare impresa significa assumersi responsabilità, valorizzare le competenze e costruire opportunità per le persone.

Alla guida di M.D.C. Srl, azienda che quest’anno festeggia 50 anni di attività, l’imprenditrice rappresenta una nuova generazione chiamata a custodire una storia importante e, allo stesso tempo, a traghettarla verso il futuro.

In questa intervista, realizzata per la rubrica ” Raccontare l’industria”, iniziativa nata nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni di A.P.I., Fumagalli racconta il valore del capitale umano, le sfide della manifattura contemporanea e la capacità delle PMI di innovare senza perdere la propria identità.

Tematiche particolarmente significative per M.D.C. tanto che l’azienda sarà, partner di “A.P.I. 80: insieme alle Persone che Fanno Impresa. Dove l’ingegno incontra la produzione”, l’evento organizzato da A.P.I. in programma l’8 ottobre, dedicato al ruolo centrale dell’ingegno, del lavoro e delle donne e degli uomini che ogni giorno contribuiscono alla crescita del tessuto produttivo.

Giuliana, in base alla tua esperienza, come spiegheresti a un giovane cosa significa oggi “fare l’imprenditore”? Quale aspetto consideri davvero fondamentale per iniziare?

«Fare l’imprenditore oggi significa, prima di tutto, avere il coraggio di assumersi delle responsabilità in un contesto nel quale le certezze sono sempre meno. Significa prendere decisioni anche quando non si hanno tutte le informazioni e accettare che ogni scelta comporti un rischio. Nel mio caso, essere imprenditrice di seconda generazione significa anche raccogliere un’eredità importante: mio padre è stato socio fondatore di un’attrezzeria che da 50 anni costruisce stampi per materie plastiche. Ho quindi avuto la possibilità di crescere dentro un’azienda con una storia e con competenze costruite nel tempo, ma anche la responsabilità di accompagnarla nel futuro. A un giovane direi che non serve necessariamente partire con grandi capitali o con un’idea rivoluzionaria. Serve soprattutto avere curiosità, determinazione e la voglia di imparare continuamente. E, soprattutto, bisogna essere pronti a mettersi in gioco: l’imprenditore non smette mai di affrontare problemi, ma deve trasformare quei problemi in opportunità».

Qual è l’elemento che rende unica la tua azienda — un’idea, un prodotto, un metodo, una storia — e cosa ritieni rappresenti un carattere distintivo della tua PMI?

«Credo che ciò che rende unica la nostra azienda sia la combinazione tra esperienza, competenza tecnica e capacità di affrontare la complessità. In 50 anni abbiamo costruito stampi per materie plastiche sempre più sofisticati e abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con prodotti e progetti complessi, nei quali non basta semplicemente “fare uno stampo”: bisogna capire il prodotto, anticipare le criticità, trovare soluzioni e lavorare fianco a fianco con il cliente. La nostra storia è fatta di tanti successi, alcuni dei quali forse non sono immediatamente visibili all’esterno, perché il nostro lavoro è spesso nascosto dentro prodotti realizzati da altri. Ma dietro a molti componenti e prodotti complessi c’è anche il lavoro di un’attrezzeria, fatto di precisione, esperienza e capacità progettuale. Ed è proprio questo il carattere distintivo che vorrei continuare a valorizzare: la capacità di trasformare la complessità in una soluzione concreta».

Le PMI vivono di persone e territorio. Per la tua azienda, perché questi due aspetti sono così centrali e come influenzano le vostre scelte quotidiane?

«Per una PMI manifatturiera le persone sono il vero patrimonio dell’azienda. Le macchine si possono acquistare, le tecnologie si possono aggiornare, ma l’esperienza e le competenze che una persona costruisce in tanti anni non si possono sostituire facilmente. Nel nostro settore questo è ancora più evidente. Costruire stampi richiede competenze tecniche, precisione, esperienza e una grande capacità di risolvere problemi. Sono conoscenze che si tramandano e che crescono nel tempo. Anche il territorio è fondamentale, perché rappresenta l’ecosistema nel quale l’azienda è nata e si è sviluppata: fornitori, collaboratori, clienti e professionalità con cui abbiamo costruito rapporti negli anni. Per questo le nostre scelte quotidiane cercano di mantenere un equilibrio tra innovazione e continuità: investire nelle tecnologie e nei processi, ma allo stesso tempo investire nelle persone e nelle loro competenze. È il modo che abbiamo per rimanere competitivi senza perdere ciò che ci ha permesso di arrivare fin qui».

A.P.I. compie 80 anni. Guardando al futuro della narrazione industriale e delle PMI manifatturiere, se dovessi riscrivere oggi il racconto delle PMI italiane per le nuove generazioni, quale tema non potrebbe più mancare o quale parola dovrebbe essere usata per descriverle?

«La parola che sceglierei è “flessibilità” e la affiancherei necessariamente alla parola “innovazione”. Credo che oggi sia importante raccontare alle nuove generazioni che dietro una PMI manifatturiera italiana non ci sono soltanto tradizione e capacità artigianale. Ci sono aziende che ogni giorno devono confrontarsi con mercati internazionali, con una concorrenza asiatica molto forte, con costi crescenti e soprattutto con una mancanza di certezze che rende difficile programmare gli investimenti e il futuro. Eppure continuano a investire, a innovare e a cercare soluzioni per rimanere competitive. La nostra storia dimostra che tradizione e innovazione non sono opposti. Cinquant’anni di esperienza nella costruzione di stampi non significano rimanere ancorati al passato: significano avere delle fondamenta solide sulle quali costruire il futuro. Vorrei quindi che le PMI italiane venissero raccontate come aziende capaci di adattarsi, innovare e competere nel mondo senza perdere la propria identità».

Secondo te, cosa può rendere oggi una PMI interessante e attrattiva per i giovani che devono ereditarla o entrarci a lavorare?

«Credo che una PMI possa essere attrattiva per un giovane quando riesce a fargli vedere che il suo lavoro ha un impatto reale. In una piccola o media impresa il contributo di ciascuno è molto più visibile. Si può seguire un progetto dall’inizio alla fine, vedere concretamente il risultato del proprio lavoro e sentirsi parte delle decisioni e della crescita dell’azienda. Per una seconda generazione questo è particolarmente importante: non bisogna pensare alla successione come alla semplice continuazione di ciò che hanno fatto i genitori. La vera sfida è dare alle nuove generazioni la possibilità di portare il proprio contributo, le proprie competenze e la propria visione. Credo inoltre che oggi un giovane cerchi un’azienda nella quale poter imparare, crescere e confrontarsi con tecnologie e progetti stimolanti. Una PMI manifatturiera può offrire tutto questo, soprattutto quando lavora su prodotti complessi e su mercati internazionali. La sfida per noi imprenditori è quindi raccontare meglio quello che facciamo: far capire che dietro una PMI manifatturiera italiana c’è tecnologia, innovazione, competenza e soprattutto la possibilità di costruire qualcosa di concreto».

La festa per i 50 anni di M.D.C.

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