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Appalti pubblici e costi della manodopera PDF Stampa E-mail

Quello delle conseguenze della mancata indicazione dei costi della manodopera in sede di offerta economica è un tema attualmente caldo e molto controverso. Per saperne di più, il Servizio Appalti presenta un approfondimento dell’avvocato Giancarlo Turri.

Mancata indicazione costi manodopera (CdS, V, 4.10.2019 n. 6688; TAR Lombardia, Milano, IV, 5.11.2019 n. 2306; TAR Sicilia, Palermo, II, 31.10.2019 n. 2521).

Prosegue il contrasto giurisprudenziale in merito alle conseguenze della mancata indicazione in sede di offerta economica dei costi di manodopera.

In proposito, la posizione assunta dalla Corte di Giustizia UE con la sentenza 2.5.2019 C-309/18 non pare aver chiarito definitivamente ogni questione. Con la recente sentenza n. 6688/2019, la sezione V del Consiglio di Stato ha fatto esplicitamente proprio il c.d. orientamento sostanzialistico, escludendo espressamente che la mancata indicazione dei costi della manodopera determini automaticamente l’esclusione del concorrente.

Il Giudice d’appello, in particolare, dopo aver ricostruito lo stato della giurisprudenza, ivi compresa la pronuncia della CGUE, ha espressamente riconosciuto che “… Nel caso in cui la legge di gara abbia richiamato espressamente l’obbligo di cui all’art. 95, comma 10 D. Lgs. 50/2016 senza corredarlo di sanzione, non si pone il problema della cogenza dell’obbligo, bensì quello dell’apprezzamento delle conseguenze da riconnettere alla sua violazione; in tal caso, deve ritenersi legittimo l’operato della P.A. appaltante la quale – alla stregua dell’incombente istruttorio disposto dal G.A. – ha ritenuto che l’offerta economica dell’impresa rimasta aggiudicataria includesse i costi del personale, pur non avendoli l’impresa interessata esplicitati con le modalità richieste dalla legge di gara, in conformità all’art. 95, comma 10 del Codice dei contratti …” (CdS, V, 4.10.2019 n. 6688).
L’orientamento diametralmente opposto, viceversa, è stato condiviso dal TAR Lombardia che ha ribadito la propria totale adesione al c.d. orientamento formalistico, statuendo che la mancata indicazione dei costi della manodopera non può che determinare l’automatica esclusione del concorrente dal procedimento di gara (TAR Lombardia, IV, 5.11.2019 n. 2306). Il contrasto ‘di fondo’ sopra descritto non è il solo.

La sentenza CGUE 2.5.2019 C-309/18, infatti, ha posto il problema della c.d. editabilità o meno dei modelli di offerta economica predisposti dalla stazione appaltante. Si è affermato, infatti, che ove il modello predisposto dalla stazione appaltante sia comunque editabile, il singolo concorrente che non ha indicato il costo della manodopera dovrà comunque essere escluso: l’editabilità del modello, infatti, gli avrebbe consentito di inserire la relativa voce. Pare evidente che il concetto stesso di editabilità sia abbastanza indeterminato e destinato a creare differenze nelle singole fattispecie concrete. L’assunto che precede trova esatta conferma nella più recente giurisprudenza.

Due situazioni identiche (nel senso con modelli di offerta predisposti dalle stazioni appaltanti nel medesimo formato), infatti, sono state risolte dalla giurisprudenza in maniera opposta: l’una nel senso dell’esclusione automatica (TAR Lombardia, Milano, IV, 5.11.2019 n. 2306), l’altra ammettendo il soccorso istruttorio (TAR Sicilia, Palermo, II, 31.10.2019 n. 2521).

Articolo a cura dell’avvocato Giancarlo Turri

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Pubblicato il rapporto di ANAC sulla corruzione PDF Stampa E-mail

Nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea, mirato a definire un serie di indicatori in grado di individuare il rischio di corruzione nella pubblica amministrazione, ANAC ha pubblicato il Rapporto “La corruzione in Italia 2016-2019”, basato sull’esame dei provvedimenti emessi dall’Autorità giudiziaria nell’ultimo triennio. Il dossier fornisce un quadro dettagliato delle vicende corruttive in termini di dislocazione geografica, contropartite, enti, settori e soggetti coinvolti. Il comparto più colpito è quello della contrattualistica pubblica.
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RTI orizzontali e verticali: differenze PDF Stampa E-mail

Il Consiglio di Stato è recentemente intervenuto (con sentenza dello scorso 26 settembre, n. 6459, Sez. III) sul tema dei raggruppamenti temporanei di imprese. 
Per meglio comprendere la portata di questa pronuncia, il Servizio Appalti presenta un approfondimento dell’Avv. Giancarlo Turri.

La distinzione tra raggruppamenti temporanei d’imprese orizzontali e verticali è descritta compiutamente nell’art. 48 del codice dei contratti pubblici ove sono contenute le relative e rispettive definizioni. La sentenza che si segnala presenta almeno due spunti interessati. Sotto un primo profilo il Consiglio di Stato ribadisce che la possibilità di dar vita a RTI di tipo verticale sussiste solo e soltanto nell’ipotesi in cui la stazione appaltante abbia preventivamente individuato negli atti di gara le prestazioni principali e quelle secondarie, non potendo il singolo concorrente provvedere di sua iniziativa alla scomposizione del contenuto della prestazione, distinguendo tra quelle principali e secondarie. In proposito, va ricordato come la giurisprudenza abbia precisato che la lex specialis che non consente la presentazione di un’offerta in RTI verticale pur in presenza di più prestazioni ha, rispetto al concorrente impossibilitato a presentare offerta singolarmente, natura immediatamente lesiva e, come tale, deve essere impugnata immediatamente (TAR Liguria, II, 10.6.2019 n. 521). In sede di predisposizione dell’offerta, dunque, i concorrenti dovranno valutare attentamente le prestazioni poste a base di gara, così da verificare la possibilità o meno di concorrere utilizzando la fattispecie dell’RTI verticale. Facendo debita attenzione: l’eventuale presentazione in RTI verticale ove ciò non è consentito comporta la sicura esclusione dell’offerente dal procedimento di gara. Altro passaggio meritevole di nota della sentenza che si segnala è quello in cui il Consiglio di Stato ha ribadito che le imprese partecipanti all’RTI orizzontale devono essere titolari delle necessarie qualificazioni e competenze, tanto che ciascuna di esse possa essere in grado, per le competenze possedute, di poter partecipare all’esecuzione dell’unica prestazione oggetto di gara.Il Consiglio di Stato, quindi, ha poi concluso affermando che “… ciò che caratterizza il raggruppamento di tipo verticale è la disomogeneità e la differenziazione delle capacità e dei requisiti posseduti dai componenti del raggruppamento medesimo, portatori – nel caso di ATI verticali – di competenze distinte e differenti (che vengono riunite ai fini della qualificazione per una determinata gara); nelle ATI orizzontali le imprese che compongono il raggruppamento sono invece titolari delle medesime competenze e sono in grado di svolgere l’intero servizio …”.

Articolo a cura dell’Avv. Giancarlo Turri.

È possibile reperire il testo integrale della sentenza, cliccando qui

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Me.PA, novità bandi beni e servizi PDF Stampa E-mail

Si segnalano alcune recenti novità relative al bando beni e al bando servizi. In particolare, quanto al bando beni, per la categoria merceologica “Informatica, Elettronica, Telecomunicazioni, Macchine per Ufficio” è stata ampliata l'offerta merceologica.

Nello specifico, le novità riguardano:
(i) l’inserimento di una Scheda di catalogo relativa ai Sistemi di rilevazione presenze e controllo accessi;
(ii) l’aggiornamento del “limite di validità dell’offerta”. 

Quanto al bando servizi:
(i) per la Categoria “Servizi per la gestione dell’energia”, è stata pubblicata la nuova sottocategoria Servizi di censimento di livello I degli impianti di illuminazione pubblica;
(ii) quanto alla Categoria “Servizi pulizia immobili, disinfestazione, sanificazione impianti”, la stessa è stata ampliata con il Servizio di Lavaggio tende e/o tappeti. 

Per accedere direttamente al Portale Acquisti in rete, cliccare qui.

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Contratti pubblici, il settore torna a crescere PDF Stampa E-mail

Sul sito di ANAC, è stato pubblicato il rapporto, relativo al primo quadrimestre 2019, sulle procedure di affidamento perfezionate di importo superiore o uguale a € 40.000. Il rapporto è suddiviso in 4 sezioni di cui una generale contenente le statistiche aggregate dei contratti pubblici e tre sezioni di dettaglio - in cui viene effettuata un’analisi comparata con il quadrimestre dell’anno precedente - relative alle diverse tipologie di contratto (lavori, servizi e forniture).
Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il comparto ha fatto registrare un aumento del 12,3% per numero di procedure e del 36,8% per importo complessivo (+15 mld).
Questo risultato è dovuto soprattutto ad appalti di grandi dimensioni, in particolare quelli banditi da centrali di committenza e soggetti aggregatori nel settore della sanità, che hanno comportato un aumento del 164,2% nel settore delle forniture ordinarie (cfr. tab. 2B pag. 7 del rapporto) e del 157,3% nelle gare di importo superiore ai 25 mln (cfr. tab. 3 pag. 11 del rapporto).
Per saperne di più, cliccare qui; per accedere direttamente al rapporto del primo quadrimestre 2019 cliccare qui

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