Una delle principali novità fiscali del 2025 riguarda il Concordato Preventivo Biennale (CPB) e, in particolare, l’applicazione della superdeduzione per incremento occupazionale.
Fino al 2024, le imprese che aderivano al CPB non potevano di fatto beneficiare della maxi-deduzione del costo del lavoro (120% o 130%), perché questa si applicava solo al reddito effettivo e non a quello concordato con l’Agenzia delle Entrate. In pratica, il vantaggio fiscale andava perso proprio per chi sceglieva la via del concordato.
Con il Decreto correttivo n. 81/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno, la situazione cambia radicalmente:
- dal biennio 2025-2026 la superdeduzione (pari al 20% o al 30% dei costi per nuove assunzioni a tempo indeterminato) potrà essere portata direttamente in diminuzione del reddito concordato;
- il reddito su cui si pagano le imposte, concordato nel CPB, potrà essere abbattuto grazie alla maxi-deduzione;
- le imprese che incrementano l’occupazione non perderanno più il beneficio fiscale aderendo al CPB;
- il sistema diventa più equilibrato, premiando i contribuenti con elevata affidabilità fiscale e punteggi ISA alti.
Resta il meccanismo che limita la crescita del reddito concordato rispetto all’anno precedente: l’aumento può andare dal 10% al 25% a seconda del punteggio ISA. La regola serve a evitare che il Fisco proponga incrementi troppo penalizzanti e vale anche per l’IRAP.
L’inclusione della superdeduzione elimina uno dei principali ostacoli all’adesione al CPB, rendendolo più conveniente per le imprese con settori stabili e strutture organizzative solide. Tuttavia, il concordato resta un impegno vincolante: l’impresa deve mantenere il reddito concordato anche in caso di calo dell’attività. Per questo la decisione va sempre ponderata tenendo conto di costi, prospettive di crescita e alternative fiscali disponibili.
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