Pubblicata, nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 30 dicembre n. 301 – supplemento Ordinario42 – la Legge 30 dicembre 2025, n. 199 più semplicemente conosciuta come Legge di Bilancio 2026, si colloca in una fase di consolidamento della politica fiscale avviata negli ultimi esercizi.
La manovra, dal valore complessivo di circa 22 miliardi di euro, conferma l’impostazione prudente dell’esecutivo, orientata più alla razionalizzazione strutturale del sistema tributario che all’introduzione di nuovi bonus generalizzati. Il fulcro dell’intervento resta la revisione dell’IRPEF per i redditi medio-bassi, affiancata da misure selettive a sostegno degli investimenti produttivi e da un riordino di diversi regimi agevolativi di natura fiscale, con un’attenzione crescente agli equilibri di gettito nel medio periodo
Sul versante dell’imposizione sulle persone fisiche, la manovra interviene in modo mirato sul secondo scaglione IRPEF. L’aliquota applicabile ai redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro viene ridotta dal 35% al 33%, rendendo strutturale una misura che assorbe una quota rilevante delle risorse disponibili. Il beneficio, tuttavia, viene sterilizzato per i contribuenti con redditi complessivi superiori a 200.000 euro attraverso un meccanismo di riduzione delle detrazioni per oneri, pari a 440 euro, che neutralizza l’effetto redistributivo sui redditi più elevati. La riforma si inserisce nel più ampio processo di revisione dell’IRPEF delineato dalla legge delega fiscale, mantenendo però un impianto ancora transitorio, in attesa di una riduzione più incisiva degli scaglioni.
Accanto alla revisione delle aliquote, assumono rilievo le misure fiscali connesse al lavoro dipendente. Per il solo 2026 viene introdotta un’imposta sostitutiva del 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, applicabile ai lavoratori del settore privato con reddito non superiore a 33.000 euro nel 2025. A questa si affianca la riduzione all’1% dell’imposta sostitutiva sui premi di risultato e sugli utili di produttività per il biennio 2026-2027, con innalzamento del limite massimo agevolabile a 5.000 euro, rafforzando l’utilizzo della leva fiscale come strumento di sostegno alla contrattazione aziendale.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle imprese, la manovra concentra le risorse su strumenti di incentivazione agli investimenti piuttosto che su misure a pioggia. Viene reintrodotta per il 2026 la possibilità di ricorrere agli iperammortamenti per gli investimenti in beni strumentali ad alto contenuto tecnologico, nell’ambito dei programmi di Transizione, con uno stanziamento complessivo di circa 3,5 miliardi di euro comprendente anche gli interventi per la Zona economica speciale. L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere la modernizzazione dei processi produttivi, favorendo investimenti mirati e tracciabili, coerenti con le priorità industriali e ambientali.
Sempre in chiave fiscale, assumono rilievo le norme sulla gestione del patrimonio immobiliare e sulle locazioni. La Legge di bilancio conferma per il 2026 la cedolare secca al 21% per i contratti di locazione breve relativi a una sola abitazione, innalzando invece al 26% l’aliquota applicabile dalla seconda unità immobiliare. Contestualmente, viene ridotto da quattro a due il numero massimo di immobili per i quali è possibile beneficiare del regime agevolato, introducendo una presunzione di esercizio in forma imprenditoriale dal terzo immobile, con effetti rilevanti sul piano IVA e reddituale.
Tra le novità di carattere fiscale va segnalata anche l’introduzione della cosiddetta “rottamazione-quinquies”, che consente la definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 2023 derivanti da liquidazioni automatiche e controlli formali. La misura prevede l’estinzione del debito mediante il pagamento del solo capitale e delle spese, con stralcio integrale di sanzioni e interessi, e si inserisce in una strategia di recupero del gettito basata più sulla sostenibilità dei piani di rientro che sull’inasprimento delle procedure esecutive.
Nel complesso, la manovra 2026 conferma un’impostazione fiscale orientata alla stabilizzazione delle regole e alla selettività degli interventi. L’attenzione al contenimento del deficit e alla programmazione pluriennale emerge sia nella struttura delle misure IRPEF sia nella disciplina degli incentivi alle imprese, lasciando al professionista il compito di valutare attentamente le finestre temporali e le opzioni fiscali ancora disponibili per ottimizzare il carico tributario in un contesto sempre più regolato e meno emergenziale.
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